25.5.08

Zibaldone dabba yè

Pazienza, Enrico, pazienza. Come detto con Giulio, gettarsi a capofitto con la baionetta in mezzo ai denti giù dal colle del FREDNI è un'immagine coraggiosa e divertente. Si combatte contro le ombre in pieno accordo con lo stile imparato in anni di kung fu, accompagnati da and then there was silence (come ho fatto a perdermela per tanti anni?) e da Loreena. Ma strafare non è il caso, vero?

Assolutamente.

Raccolgo l'energia dall'ambiente esterno, respiro dopo respiro la traduco in riserva e respiro dopo respiro, quando sono concentrato la dirigo verso utenze periferiche. Un corretto uso della propria energia è esso stesso una sorgente, e questo è archetipico, inappuntabilmente.

Puntodivistamente parlando è la lotta dei mavamaldi che pvendono in givo i cavi amici vomani contvo i traccobetti disseminati nei campi.

Quindi e perciò incominciò il lamento che di minuti rubò al tempo più di cento.

Non esattevolmente vero. Perchè stavolta lo si elide (elìde parola ok, èlide parola preferita nonchè ipotetico nome proprio di una bellezza assoluta). Lo si tronca e basta.

Oh cielo, quale gloria! Hai visto Eu? Come camminare nel primo livello, oltrepassate le porte scee di Ilio - Minas Tirith.


avverto un germoglio di poesia, ma non riesco a farlo sbocciare.

1 commenti:

E. ha detto...

E' un capolavoro, certo: ignoravo ti fosse sfuggito. Quei crescendo, quelle esplosioni di silenzio, e quei cori, degni emuli di quelli della tragedia greca.
Non manco mai di emozionarmi nel passo in cui lo spettro di Ettore parla a Cassandra, o quando i troiani parlano di Elena. O quando, ancora, c'è quel ritornello quasi festoso, a riecheggiare gli illusori festeggiamenti troiani alla partenza delle navi achee. Se la si affronta con pazienza, testi alla mano, è uno scrigno di poesia epica e tragica...