5.11.09

Il genio

A tutti voi che indossate occhiali oversize colorati o ad alto contrasto. Sì, voi allegri e vagamente spocchiosi che nelle bollicine dell'ovatta di musei moderni e confusioni archetipiche ogni tanto, sottovoce per non farvi sentire, con una punta di rammarico, quasi intimoriti dalla possibile risposta domandate quasi al vuoto (che è dentro e fuori) cos'è il genio?

Il genio è un daimon esigente, nè capriccioso nè misantropo, solo è un daimonio esatto.

Ma non preoccupatevene, è quasi completamente debellato.

21.10.09

Cazzate

Non ho tempo da perdere, io, con queste cazzate. Con tutte le altre cazzate che ho da fare.

Vita, hai capito? Vita!

La vita transita, come le scorie attraverso l'intestino. Inizia che è primo, secondo, caffè e dolce... e piano piano tutto diventa merda.

13.9.08

Salve blog

E bentrovato. Anche se di parole ne ho usate abbastanza, non ho esaurito la mia necessità di comunicazione, stasera. Non ho voglia di voce, ma di quel silenzio colmo di parole. Non ho voglia di musica, nè di luce

dov'è silenzio e tenebra la gloria che passò

Zibaldonare in acqua santa, in compagnia di un lucore lattiginoso, e di un rumore di ventola e tastiera, solo per fissare, stuccare, fermare.

sospeso come nell'occhio di un ciclone.

"perchè capita spesso che nelle nostre anime si aprano crepe, esattamente come nei muri, che le nostre anime sono il tempio metafisico delle nostre esistenze, ed attraverso quelle crepe passano i refoli di filosofia"

Maestro di sofferenza, ormai, ma passerà mai questo continuo perdere?
Vorrà un giorno questo indefesso inferno abbassare la temperatura?

che nessuno legga, nessuno si soffermi, è un dolore privato. Un meccanismo umano perverso mi costringe a pubblicarlo, perchè sia là, ma questo è tutto.

Salve, blog. Tienimi sveglio.

1.6.08

Quel colore che ha una goccia d'acqua quando è tonda ed adagiata su vetro, e intorno è ombra di una giornata luminosa all'aperto.

Quel profumo che ha la strada in una notte umida, dopo che è piovuto in primavera, mentre passi accanto ad una pianta di gelsomini.

Quel candore che ha lo zucchero a velo appena un istante dopo che lo hai soffiato via con il naso, quando è ancora immobile sospeso.

25.5.08

Zibaldone dabba yè

Pazienza, Enrico, pazienza. Come detto con Giulio, gettarsi a capofitto con la baionetta in mezzo ai denti giù dal colle del FREDNI è un'immagine coraggiosa e divertente. Si combatte contro le ombre in pieno accordo con lo stile imparato in anni di kung fu, accompagnati da and then there was silence (come ho fatto a perdermela per tanti anni?) e da Loreena. Ma strafare non è il caso, vero?

Assolutamente.

Raccolgo l'energia dall'ambiente esterno, respiro dopo respiro la traduco in riserva e respiro dopo respiro, quando sono concentrato la dirigo verso utenze periferiche. Un corretto uso della propria energia è esso stesso una sorgente, e questo è archetipico, inappuntabilmente.

Puntodivistamente parlando è la lotta dei mavamaldi che pvendono in givo i cavi amici vomani contvo i traccobetti disseminati nei campi.

Quindi e perciò incominciò il lamento che di minuti rubò al tempo più di cento.

Non esattevolmente vero. Perchè stavolta lo si elide (elìde parola ok, èlide parola preferita nonchè ipotetico nome proprio di una bellezza assoluta). Lo si tronca e basta.

Oh cielo, quale gloria! Hai visto Eu? Come camminare nel primo livello, oltrepassate le porte scee di Ilio - Minas Tirith.


avverto un germoglio di poesia, ma non riesco a farlo sbocciare.

13.5.08

Non c'è più


Ciao Margolino. Sogni d'oro.

30.4.08

Wrooofff


Una delle mie parole preferite è "cagnolino". Intanto perchè mi piacciono i cagnolini, e poi perchè un cagnolino racchiude in sè l'adolescenza canina, quando l'amato animale non è più un cucciolo strappacarezze e già si intende in lui il suo futuro da fedele amico, ancora giocoso. Mia nonna chiamava Argo "O Cagnuline", in quel napoletano che non aveva abbandonato nemmeno dopo sessantacinque anni passati in sicilia. E ad esso (la lingua italiana richiede l'oggetto per gli animali) comprava gelati per merenda. Così O Cagnuline anche noto come Argo, adorava la nonna e scureggiava la sera nella mia stanza.

Argo è un bastardino, di 15 anni. Adesso non se la passa tanto bene, pare abbastanza fiacco,a quel che mi dicono, e raramente si alza dalla sua margoliera. Vi chiederete cosa sia una margoliera. E qui inizia qual compiacimento nel parlare dei propri animali domestici che è puramente autosestesso. Infatti generalmente non importa a nessuno sentire storie sui canuzzi o i gattuzzi altrui, ma mi ndi futtu.

Argo Romeo è nato in calabria, ed egli è dunque un calabriso. Dico calabriso così come ho detto margoliera, sono ambedue dei sargonomi, così come il sostantivo sargonome, che indica un qualsiasi verbo legato unicamente alla sfera margola, ovverosia afferente ad Argo. Egli è nero, con il petto possente bianco, testimone del suo sfegatato tifo per l'Udinese (inspiegabile, tra l'altro). Egli mi accompagnò un pomeriggio sui colli messinesi, e mentre correvamo giù per la collina sembravamo chiaramente un cane e il suo padrone.

Argo non gradisce i piedi destri, come testimonia l'aneddoto seguente. Il Dijjei e Robi (meglio noto com Ezio) erano in visita a casa al mare, ed il Dijjei giocava ad accarezzare il cane con i piedi, mentre Ezio aizzava lo stesso (cane) a mordere il Dijjei. Detto fatto, Argo si sbranò il piede destro. E quando era ancora un cagnolino (lui di taglia piccola dimensionato secondo gli spitz) è immancabilmente diventato Argolino, e poi Argoletto, e di seguito Argoletto-Pargoletto, così senza colpo ferire è diventato ovviamente Mirgolo.

Meglio noto come Mirgolo imperversò per tutta la durata del mio liceo e dei primi anni di università nella terrazza in cui capitava ogni tanto che si fumasse qualche canna. Così Mirgolo diventò attrazione giocherellosa e degna di carezze e strambezze, anche complici i fumi tossici. Pare che abbia consumato un rapporto sessuale completo con il mitico Polpaccio di Sahitta, che da allora è gravido di un cane che salverà il mondo quando l'inghilterra sarà in pericolo.

Argo è altresì ghiotto di preservativi, e caccia le sue prede con grande maestria. Un giorno fui rimproverato da mia sorella che trovò un preservativo nella sua stanza, ed il margolo in posizione quaglietta sfingiata che proteggeva il suo totem mistico osceno. La posizione a quaglietta sfingiata è anche consigliabile per le compagne che siano elastiche ed un po' altère. Ed è una delle più importanti caratteristiche del Sàrgolo, da adesso in poi meglio noto come Maizo.

Il Maizo infatti è un incrocio fra un rottweiler ed un volpino (astenersi battute, non so quale fosse la madre). Il che lo fa abbaiare spesso come un volpino e con un vocione da rottweiler. Ma soprattutto fà sì che spinga le sue zampine all'indietro proprio a mò di quaglietta per ricercare il fresco sul pancino. Argo è anche un totem di balla coi lupi. Lui è un calzino e mezzo calzino e uno sputo di calzino. Tutto nero tranne il petto possente e questi frammenti di calzino.

Quando mio padre lo portò in casa, nascosto nel bavero del giaccone, nessuno avrebbe potuto immaginare che pisciasse così tanto. Ma egli è un piscione maniaco. Cosa che lo rende ovviamente inviso alla mamma, costretta ad inveire rinominandolo per la centesima volta bestia immonda. Questo non deve fargli particolare piacere, perchè usa abbassare le orecchie, o meglio, un solo orecchio (triangolare come la testa) nella classica posizione testa fra le zampe, che in alto-margoliano è nota come posizione del grasso verme orecchioluto.

Il Margolo è anche un gatto ed all'occorrenza uno struzzo. Fa le fusa ed ama nascondere la testa sotto le lenzuola. Nel caso è nata la prima legge margola che recita: " laddove ci sono due o più persone strette in atteggiamenti d'affetto il margolo giunge, s'intrufola, e richiede" cui segue il corollario margolo "non si può resistere all'espressione carezzinorichiedente".

Argo è un imbecille. Quando prova a fare una cosa e non ci riesce, come saltare sul divano, cade caracollando e si allontana sculettando. Potesse, fischietterebbe affettando indifferenza. Ma non può, quindi si limita, se adeguatamente spronato, a danzare la danza dell'orso, una canzone che recita più o meno così "Questa è la danza dell'orsetto che viene giù dal tetto, per ritrovar la sua codizia che ha perduto un dì, lirulirulì", e nel frammentre il cuzzo (con la U) del maizo va spiaccicato.

Il Cuzzo è una parte del corpo che ha solo Argo e corrizponde alla fine della coda dove si interseca nelle chiappe. Un'altra parte del corpo che ha solo lui sono le famosissime Pompille, ovvero quel brandello di pucciosità che si mette in moto fra nari e baffi allorquando il maizo sta annusando un gelato al piede. Bene, è più o meno tutto. Non volevo essere melenso, e spero di esserci riuscito. UUUUUUU